03/02/2008

Marini o la restaurazione rivisitata: uno scopone politico

Si farà il governo. Ma non si rifarà l’etica/politica in questo paese. Se l’etica/politica   sia mai stata il presupposto della ragion di stato   di questo paese.

Si farà il governo. Perchè i potentati finanziari e industriali devono  preventivamente adeguarsi  ai risultati possibili delle elezioni presidenziali americane. Peraltro insistendo nella miopia/profitto che disattende le complessive necessità di sviluppo e di distribuzione planetaria, in termini di risorse –anche umane-, andando di scia, e sostanzialmente sottovalutando, nella propria inadeguatezza storica, alle formazioni-tipo sociali che si vanno esaltando nell’est e in parte del sud del mondo.

Il principio, seppure edulcorato , resta il volo dell’avvoltoio. Stasi. Inerzia. Impedimento. Sfruttamento.

In questo percepibile sottostrato di interessi –comunque essi si presentino e  sempre adeguabili- non potrà non formarsi il nuovo Governo della Repubblica.

Che ha l’obbligo di ricomporre fratture. Sanare cocci per conflitti di rappresentanza e gestione. Interventi di assistenzialismo sottratti e rivalutati e riassegnati e riassegnabili.

Coniugando la vecchia e “produttiva” cultura assistenzialistica per il sud con il protezionismo delle esportazioni/post importazioni del nord. Tutto nel grande crogiuolo del manovrismo mediatico e di controllo. Fare servi serve a farsi  padroni.

Allora? La “destra” e la “sinistra”  dovranno accettare –rifuggendo altri e diversi “sogni di gloria”  il ruolo di contenimento delle spinte esistenziali, insomma dovranno accettare il ruolo di guardiani del gregge. Il centro vanificherà le spinte “manageriali” del sistema Berlusconi e le forme estetiche del neo liberismo di Veltroni. Questo il palese progetto.

Ma il transito verso di esso presuppone le tagliole di quanti non possono accettare l’epilogo. I “popolari” di destra e i “liberali” di sinistra. Ed allora occorre rimescolare costantemente le carte . Anche se il banco vince sempre. E voglia o non voglia, sia consapevole o non,  subisca o non, il Presidente designato sarà il punto di leva del nuovo assetto dell’economia italiana. Di conseguenza del nuovo assetto della politica italiana. Della restaurazione rivisitata.  Ancora priva di contenuti etico/politici, finanche e per assurdo, di pubbliche forche.

Il nuovo centro? Lo si osserverà compiuto alla elezione di Berlusconi alla Presidenza della Repubblica. Con la dissolvenza di Forza Italia e una sparuta presenza di Circoli della Libertà, pronti a far fronte e surrogare il giustizialismo sociale della destra. Con la frantumazione del Partito Democratico e la “eliminazione” politica di Veltroni e con la  formazione di un movimento radical/chic -e da parata- di “sinistra”, idoneo a contrastare il “rivoluzionarismo” parolaio e confusionario –oscurantista e reazionario- della sinistra simbol-nostalgica.

Vero,  però, anche il contrario.

E il Governo non si farà. Per dare luogo a una depauperazione immediata, una  fibrillazione irreversibile del sistema politico. Di cui il Presidente incaricato  asumerebbe  significato di cartina di tornasole. Accelerandosi  i tempi della quantificazione   delle forze, ognuna posta nelle situazioni più favorevoli alla propria proiezione futuribile (sempre nel globale contesto economico/finanziario). In termini poveri, sacrificando l’interesse del paese alla velocizzazione delle ipotesi di un attrezzabile potere. Non muta il fine. Si diversifica il modo nel tempo.   

Il tutto, con giuochi di guerra politici su un campo disseminato di cattolicesimo e falsa  massoneria.  Con Casini e i suoi adepti. Anche quelli -maggiormente essi- oggi apparentemente dispersi e attenti  a occupare, preliminarmente, gli spazi  che offre la nuova restaurazione rivisitata .

Ipotesi?. Fantasie?. E i nomi? Basta scorrere l’almanacco dei media. 

 

 

Un dato è certo. Che si batte la grancassa dell’informazione, con i moniti di indirizzo delle gerarchie ecclesiastiche e degli industriali. Moniti, ammonimenti, suggerimenti, che la “Politica ” di un Paese autonomo nella partecipazione e sovranità popolare non dovrebbe consentire. Né –lo diciamo?-  sottostare alle variabili che si intravedono nell’alternanza delle primarie americane.

Giochi di guerra. Giochi di denaro. Giochi di politica. Uno scopone politico.

Ma non sarebbe preferibile uno scopone scientifico?

f 

23:34 Scritto da: le.cadute | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: cultura, società, politica, franchini | OKNOtizie |  Facebook

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