23/01/2008
l' "affare" Mastella: un nuovo gioco
Non si comprende, e non potrebbe essere altrimenti, sul come possa incidere sulla ordinaria amministrazione dello stato -sul funzionamento delle scuole, del sistema sanitario, della burocrazia ministeriale, della amministrazione della giustizia, su tutto ciò che modifica, realmente e quotidianamente, la vita di ciascuno- ogni mutazione critica della condizione politica.
Vero che le posizioni politiche, ancorchè autenticamente ideali, determineranno costumi e socialità, rapporti e pretese. Ma è percettibile, per la comune esperienza –anche se non documentabile-, che le posizioni politiche facoltino, agevolino, sottesi pronunciamenti finanziari, di profitto.
Sottesi. Qui, più che altrove. Tra crocevia mediterranei e sguardii all’est. Tra ripercorrenze asiatiche e insediamenti immigrati.
Se ciò ipotizzabile –verosimile, dunque, ma non vero- l “affare” Mastella potrebbe incitare la fantasia alla ideazione di un “gioco”: Videogame istituzional-finanziario, con i colori della ragion di stato.
Provando a ipotizzarne lo schema/trama, la possibile sceneggiatura, il possibile palinsesto:
A) Gruppi finanziari e industriali, italiani e internazionali, inseriti nel contesto della globalizzazione necessitano di un mantenimento dei mercati per la stabilità dei profitti e del costo lavoro. Gruppi che riscontrano in un paese quale l’Italia (tra crocevia mediterranei e sguardii all’est; tra ripercorrenze asiatiche e insediamenti immigrati) le condizioni di transito per le proprie strategie. Gruppi, peraltro, che determinano e anticipano i mercati, che hanno capacità di previsione sui mercati. Gruppi che si garantiscono, che devono essere garantiti, da posizioni politiche di “sviluppo” che l’odierna configurazione “politica” italiana, non assicura. Gruppi, insomma, che, nel gioco, sostengono una destabilizzazione stabile del governo del paese.
B) Una persona politica con incarico rilevante, di influenza decisiva ma portatore di istanze socio-economiche territoriali, marginali; meridionale, quindi passionale, poco incline a moderare il carattere in funzione delle opportunità delle strategie; con motivazioni ideali di “obbedienza” alla scia politica dettatta dagli esageti della conservazione/dominio –che praticano il metodo dell’antagonista servo del principe-.
C) Un insieme di personaggi, vincitori di concorso, retribuiti dallo stato, che solo perchè vincitori di un concorso –si praticano anche quelli per le poste, per l’insegnamento, per gli operatori ecologici cui partecipano ricercatori e laureati da 110 e lode, con masters- presumono di aver acquisito il diritto alla onnipotenza nella deificazione; innominabili e presuntivamente privi di peccato (strascico della cultura italiana dell’infallibilità papalina e del dogma mariano?).
D) Un altro insieme di personaggi, idealisti o furbo-idealisti, ingenui o consapevoli, che si assogettano a spifferi e suggerimenti, avendo ben prossima all’indole la qualità remunerante dell’azione corrosiva.
E) ll gomitolo del caos, che ha, sempre, un filo d’inizio. Lo start.
Quindi, il gioco.
Si deve rifondare il grande “centro”, la stanza delle compensazioni egemoniche finanziarie.
La prima schermata: mettere in campo la dissociazione emotiva del politico determinante ma ininfluente ai fini delle scelte successive o già predisposte. La causale del gioco.
Seconda schermata: continuità e risoluzione del gioco attraverso la disposizione di elementi sacrali o antitesi di dissacrazione e blasfemi, a giustificazione e avallo dei primi.
Terza schermata: crisi/altalena delle borse, con la previsione di recessione; ovvero la paura messa al servizio del profitto. Risparmiatori e fondi (di risparmiatori) che vendono. Si impoveriscono Altri che comprano il già venduto. Si arricchiscono.
Negli intervalli confusioni di elementi alternativi e devianti: agitazioni , supposizioni, pregiudizi, opinioni.
Schermata finale. Lo sfilaccio ultimo del gomitolo.
Quale la schermata?
Non la conosce nessuno. Neppure chi ha messo in campo il filo d’inizio. E’ la regola. Tutti ci si adatta. Ci si adegua. Ognuno illuso di aver detreminato un “suo” più forte. Più potente.
Ma resta alla fine una domanda? Chi ha messo in campo il filo d’inizio?
Il gioco, su questo, tace.
Altrimenti, non sarebbe un gioco.
Riflettendo, alla luce di vecchie allucinazioni dei libri di fantascienza, che l’Italia è un paese di artigiani, non di cospiratori e inventori tecnologici di favole.
Voglia, e lo farà, ne siamo certi, il Presidente Napolitano ammonire tutti i Cittadini a riguardare, riflettere, assumere, praticare i motivi etici della nostra straordinaria Costituzione, opponendoli a tutti e, prima, a noi stessi.
f
20:25 Scritto da: le.cadute | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: cultura, società, politica | OKNOtizie |
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